Liguria/ Molestava la nipotina di 8 anni: denunciato 60enne


Genova, 24 mar. (Apcom) - Un sessantenne di Varazze è stato denunciato per violenza sessuale su minore per aver abusato ripetutamente della nipotina di 8 anni. A squarciare il velo sull'ennesima storia di violenze commesse all'interno delle mura domestiche, l'associazione Telefono Azzurro che ha raccolto la testimonianza di un parente della vittima. Secondo quanto raccontato dalla bimba, versione confermata anche in tribunale durante l'incidente probatorio, lo zio avrebbe approfittato di lei, palpeggiandola e molestandola, ogni volta che se ne presentava l'occasione. In particolare la piccola avrebbe ricostruito davanti agli inquirenti un episodio risalente all'estate scorsa: durante una gita in campagna, con la scusa di farle tenere il volante dell'auto su cui viaggiava insieme al fratellino, lo zio l'avrebbe toccata a lungo nelle parti intime. Nonostante le accuse circostanziate della nipotina, l'uomo, interrogato nei giorni scorsi dalla Procura e dalla polizia giudiziaria, avrebbe rigettato ogni addebito, professandosi innocente.

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Archiviato mercoledì, 25 marzo 2009 in: pedofilia, violenze

Giappone: vittima una moglie su tre Studio del governo, Il 13, 3% teme per la propria vita


(ANSA) - TOKYO, 24 MAR - Una donna sposata su tre in Giappone (33,2%) e' stata vittima di violenza domestica, di soprusi fisici o psicologici dal proprio marito. E' quanto emerge da uno studio governativo. I dati raccolti sono sostanzialmente invariati dal 2005. Il 13,3% delle intervistate ha dichiarato di temere per la propria vita, mentre un altro 13,6% ha subito abusi fisici o mentali dal proprio partner negli ultimi cinque anni. Secondo la polizia nel 2008 sono stati oltre 25.000 i casi di violenza domestica.

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Archiviato mercoledì, 25 marzo 2009 in: news, statistiche, violenze

PAKISTAN; SUBI' E DENUNCIO' STUPRO, "EROINA" SPOSA BODY-GUARD


AgiNews - Aveva subito uno stupro di gruppo per ordine di un 'consiglio tribale'; ma a differenza della gran parte delle donne pakistane, abituate a tenere celate le violenze subite, aveva  denunciato e portato i suoi aguzzini in  tribunale. Ora la donna, Mukhtar Mai (37 anni) -divenuta nel frattempo una portavoce del diritti femminili in Pakistan e che era stata messa dal governo sotto protezione- si e' sposata proprio con il poliziotto che era la sua guardia del corpo. Le nozze sono avvenute domenica in un villaggio del Punjab, e lo sposo - che aveva gia' un'altra moglie - ha dovuto faticare per riuscire a convincere la riluttante Mukhtar. La vita di Mukhtar era stata sconvolta un giorno del giugno del 2002 quando era stata rapita per pagare "il debito d'onore" di suo fratello adolescente, accusato di avere una relazione con una ragazza di un clan piu' potente, i Mastoi Baloch.

Il  giovane era stato picchiato e sodomizzato e Mukhtar segregata e violentata a turno da vari uomini; ma lei, invece di mantenere il silenzio oppure di suicidarsi, come insegna la tradizione pakistana, aveva deciso di denunciare i suoi aggressori. Dopo tre  anni di rinvii e ricorsi, il processo ancora non e' giunto in dirittura d'arrivo, ma Mukhtar e' diventata nel frattempo un simbolo della lotta femminile per demolire lo stigma sociale legato allo stupro. Arrivare al matrimonio comunque non e' stato facile: il focoso poliziotto trentenne, Nasir Abbas Gaboi, ha addirittura minacciato di suicidarsi se lei, che non voleva turbare il matrimonio, non avesse ceduto. Si e' convinta quando la prima moglie di  lui l'ha implorata: in Pakistan, un musulmano puo' prendere fino a quattro mogli.

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Archiviato giovedì, 19 marzo 2009 in: news, storie, cronaca, violenze

Bimba violentata dallo zio


VERONA. Stupri e violenze ripetute in Veneto. Vittime sempre le donne, giovanissime. In alcuni casi bambine, come a Verona, dove un quarantenne ha violentato per mesi la nipote di 10 anni, poi lui stesso è andato dai carabinieri spiegando di essere «sessualmente malato». Dopo un mese di indagini per verificare l’attendibilità delle sue dichiarazioni, i carabinieri di Villafranca hanno arrestato G. M., 40 anni, di Povegliano. Le indagini sono partite all’inizio di febbraio, quando G.M. era andato spontaneamente dai carabinieri, dicendo di essere sessualmente malato e di sentirsi attratto dalla nipotina. Il pomeriggio dello stesso giorno si era presentata dai carabinieri anche la madre della bambina, per sporgere denuncia contro il cognato per aver abusato della figlia. Ai militari la donna ha raccontato che tutto era cominciato diversi mesi prima, quando si era accorta di un mutamento di carattere e di abitudini della piccola, malessere più evidente quando la bambina tornava dalla casa degli zii. Solo dopo diverse insistenze da parte della madre, la bambina si è decisa a parlare, raccontando dei terribili momenti vissuti tutte le volte che andava dai parenti: quando rimaneva da sola a casa con lo zio, lui la costringeva con diverse scuse a seguirlo in camera, dove poi, chiusa la porta a chiave, la palpeggiava e le imponeva di avere rapporti sessuali. Come se non bastasse, non c’era volta che lo zio non la lasciasse tornare a casa senza minacciarla di non raccontare nulla, altrimenti sarebbe andato a casa da lei e l’avrebbe sgozzata nel sonno. La piccola ha taciuto a lungo, finchè alla madre è stato impossibile non capire che c’era qualcosa che non andava. L’arresto è scattato al termine dell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, durante la quale è stato possibile ricostruire la terribile vicenda grazie anche alla piccola vittima e con l’aiuto degli assistenti sociali. Intanto, ieri è stato individuato e arrestato dai Carabinieri di Castelmassa il presunto autore del rapimento e della violenza sessuale, sotto la minaccia di un coltello, di una quattordicenne prelevata dalla sua roulotte a Nova Milanese l’11 settembre di due anni fa. Si tratta di un romeno di 29 anni, Marius Novacovici, di Trecenta, portato nel carcere di Rovigo con le accuse di violazione di domicilio con violenza sulle cose, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata dall’aver agito con armi nei confronti di persona sottoposta a limitazione della libertà personale. Le manette sono scattate in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Monza il 13 marzo scorso. A riferire i particolari dell’episodio in aula a Monza, nel corso di un processo, è stato un connazionale del presunto aggressore. Il testimone ha riferito di essere stato svegliato dalla cognata della ragazzina, allarmata per aver visto la nipote salire a forza su un furgone con targa francese. Infine, a Fontanelle, in provincia di Treviso, un operaio marocchino di 44 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale continuata, sequestro di persona, lesioni personali gravi e minaccia aggravata ai danni della sua ex, una moldava di 28 anni che abita a Conegliano. L’operaio, residente a Fontanelle, aveva avuto una relazione sentimentale con la donna, ma i rapporti si erano guastati e nel corso degli ultimi due mesi lui l’avrebbe più volte minacciata, picchiata e violentata all’interno della sua abitazione.

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Archiviato giovedì, 19 marzo 2009 in: violenze

Violentava due sorelle da 10 anni: denunciato il padre


Roma – Un inferno durato 10 anni per due sorelle, rispettivamente oggi di 17 e 18 anni, che hanno denunciato il padre per abusi sessuali. L'uomo, 40enne di professione operaio, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per violenza sessuale, convalidato dal Gip del Tribunale di Roma nella giornata di ieri, confermandogli anche la custodia cautelare nel carcere di Rebibbia.
La denuncia scioccante presentata con coraggio dalle due ragazze al comando dei Carabinieri della Capitale, pone così fine ad anni in cui il genitore le ha costrette a vivere la loro infanzia come un vero e proprio incubo. Un'esasperazione arrivata al limite dopo un decennio di abusi, conclusosi con l'arresto dell'uomo.
Quando i militari della Compagnia di Tivoli si sono recati presso l'abitazione dell'operaio, lo hanno sorpreso mentre stava organizzando la propria fuga e preparando la valigia. E così, ammettendo in pratica la propria colpevolezza, lo hanno arrestato.
I Carabinieri mantengono naturalmente il massimo riserbo sulle due sorelle, per tutelare la loro identità. Attualmente comunque si trovano entrambe con la propria madre nella loro casa nella periferia est di Roma.

Matilde Geraci

Ps: per queste vittime nessuna fiaccolata?


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Archiviato giovedì, 19 marzo 2009 in: storie, violenze

Violenza in famiglia la prima causa di morte per le donne


Non il cancro né gli incidenti stradali: e’ la violenza tra le mura domestiche la prima causa di morte o invalidita' permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Sempre piu' spesso la vittima vive sotto lo stesso tetto dell'autore della violenza.

La casa si conferma come il luogo meno sicuro: nel 53% dei casi infatti l'aggressore e' il marito o il partner, seguono le donne che dichiarano di subire violenza dal proprio convivente (9%, dato che raggiunge il 15% nel caso di cittadini straniere), da parte del fidanzato ( 2%), mentre sono soltanto il 2% quelle che dichiarano di aver subito violenza o maltrattamenti da parte di uno sconosciuto.

Sono i dati risultanti dal bilancio sulla violenza alle donne preparato ogni anno dall'Istat, sulla base delle denunce e delle richieste di aiuto avanzate alle forze dell'Ordine (Polizia, Carabinieri), a medici e strutte di pronto soccorso degli ospedali, a centri antiviolenza e associazioni per la tutela delle donne (sportelli antiviolenza, Telefono rosa, consultori).

A questo tema e' dedicato un seminario organizzato dalla commissione per le Pari opportunita' della Provincia di Pescara dal titolo "La violenza nelle relazioni familiari: conoscere per intervenire", che si rivolge a quanti, nel mondo della giustizia e dell'ordine pubblico, della politica e dei servizi sociali, si occupa di queste tematiche.

Fonte RaiNews24


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Archiviato giovedì, 19 marzo 2009 in: statistiche, violenze

Perché lo stupro fa rabbia solo se è compiuto da stranieri?


Fissa nella mia mente l'immagine delle fiaccolate nei cartoni animati della Disney (la Bella e la Bestia - Quasimodo), fa riemergere il ricordo della caccia al mostro... alla bestia, per esorcizzare il timore di avere la Bestia all'interno di sé.
Con questi sentimenti di infinita pena per l'umanità, costretta a combattere eternamente il male che alberga nella propria coscienza, io vivo la notizia delle fiaccolate a Guidonia (o a Quartaccio).
Le avrei accettate se fossero state a supporto della vittima, purtroppo sono fiaccolate "contro".
Come le fiaccolate contro i presunti omicidi di una madre e di suo figlio prima che si scoprissero i veri assassini (Erica e Omar); come quelle contro i presunti macellai di Erba prima che si scoprisse che i colpevoli erano solo i vicini di casa.
La avrei accettate addirittura se fossero state contro tutti gli stupratori, senza distinzione di etnia, o di razza, ma non è stato così.
Dove erano costoro che sfilano pieni di odio e di pregiudizio quando era il tempo di organizzare altre fiaccolate?
Perché non è stata organizzata una fiaccolata per questo? per questo? per questo? o per questo? E potrei continuare all'infinito...
Perché si organizzano fiaccolate solo se è coinvolto uno straniero?
Qual'è il messaggio?
La donna italiana è un oggetto di proprietà. Gli italiani possono violentarla e gli stranieri no? La donna italiana appartiene agli italiani?
Cosa succede quando è un bravo ragazzo di buona famiglia a violentare una ragazza italiana?
Ve lo descrivo subito.
Innanzitutto è colpa della ragazza. E' lei che lo ha provocato. L'avvocato difensore spulcia nella vita della ragazza per convincere la giuria che le i è una poco di buono... una ragazza dai facili costumi... una che la dà a tutti! Poi si passa ad analizzare l'abbigliamento. E se la minigonna è una colpa grave... perché gli ormoni degli italiani sono ormoni e vanno assecondati, i jeans, addirittura, dimostrano che la ragazza era consenziente! Nessuno potrebbe violentarla se indossa i jeans!
Ma il violentatore per farla franca e, per evitare la fiaccolata con finalità da linciaggio, deve avere il pedigree da italiano!
Se pensate che io esageri, vi passo un po' di dati Qui  Qui  Qui
Non riesco più a capire questo paese: razzista, xenofobo, misogino, retrogrado... umanamente invivibile!
(la vignetta è del mitico Mauro Biani)
Ps - ci vuole fortuna pure nella violenza: una donna violentata da un italiano è una puttana; violentata da uno straniero è un'eroina ;-)
PPs - questo è sentimento di indifferenza?

Aggiornamento

Ma se lo stupro fa rabbia solo quando è fatto da «stranieri», forse entriamo in un diverso campo, in cui diventa simbolo (fortissimo, ma pur sempre simbolo) di mancanza di sicurezza, di degrado dell’ambiente, e di una guerra per il controllo del territorio. Insomma, lo stupro indigna quando si carica di una battaglia più ampia di quella della difesa delle donne. Una battaglia in cui, paradossalmente, le donne si trovano di nuovo «oggetto», in quanto proprietà collettiva di un gruppo contro un altro. Una versione dello scontro globale che ritorna a livello tribale. Per chi avesse perso memoria, ricordo che anche nella ex Jugoslavia, una guerra che è stata il massimo dello scontro tribal-identitario, lo stupro femminile è stato usato come «sfregio» di un’etnia contro l’altra. Lo stupro come simbolo di Lucia Annunziata

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Archiviato venerdì, 30 gennaio 2009 in: riflessioni, donne, storie, storia, statistiche, violenze, nefandezze, violenze psicologiche

La mattanza continua


(Il paese delle donne) L’Umbria, che vanta già il triste primato degli omicidi bianchi – le morti sul lavoro -, si appresta a primeggiare anche per femminicidio, l’uccisione reiterata di donne, di età e condizioni diverse, accomunate dall’essere bersaglio di un’incontrollata violenza di genere.

Dopo Meredith, Barbara, Concetta, Marisa - per citare solo alcune delle vittime che hanno occupato gli «onori» della cronaca in questi ultimi mesi – anche Ana Maria Temneneu è morta, qualche giorno fa, strangolata dopo essere stata massacrata di botte, nel suo appartamento di Madonna Alta.

Era rumena «regolare» e aveva 20 anni.


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Archiviato lunedì, 04 agosto 2008 in: statistiche, violenze

Violentata a turno da sette Sul corpo, graffi, lividi e morsi


(Repubblica - articolo di Franca Selvatici)
Violenza sessuale di gruppo dopo una serata ad alto tasso alcolico. Sette giovani sono in carcere, sconvolti. Più di loro lo è la ragazza che li accusa.

L´accusa è gravissima. I sette giovani fermati, studenti fra i 20 e i 25 anni, di famiglie molto benestanti, tutti incensurati, rischiano fino a 18 anni di carcere per violenza sessuale di gruppo, con l´aggravante di aver fatto prima ubriacare la vittima nella serata trascorsa alla Fortezza da Basso. E´ gravissima, peraltro, anche la storia che la ragazza, 22 anni, fiorentina, studentessa di storia dell´arte, ha raccontato mercoledì alla squadra mobile di Firenze, dove è stata accompagnata dall´avvocato Lisa Parrini. Appassionata di teatro, ha frequentato una scuola a Firenze ed è qui che ha conosciuto Lorenzo Lepori, studente universitario della provincia di Pistoia e regista di film a fondo sadico e satanico, in alcuni dei quali ha recitato lei stessa. E´ una ragazza libera ed emancipata, forte e fragile al tempo stesso. Una ragazza che rivendica la sua libertà sessuale ma che proprio per questo è ben convinta che un no è un no.

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Archiviato lunedì, 04 agosto 2008 in: violenze

Botte e violenza, scatta l’arresto


Secolo XIX - Le ha dato tormento per mesi, le ha tolto il sonno e la serenità trasformando la sua vita in un incubo. «Mi aspettava sotto casa, sul pianerottolo, mi diceva che mi avrebbe ammazzato se mi fossi incontrata con qualche uomo. Un tormento, un incubo» ha denunciato una quarantacinquenne romena, che vive a Cengio, ai carabinieri. Lo sfogo è di venerdì sera dopo che la follia del suo molestatore ha raggiunto l’apice. Giampiero Gaggero, 50 anni, nato a Rialto e residente a Finale Ligure, ha tentato di violentare e sequestrare la donna che da due anni tempestava di attenzioni morbose non corrisposte. Erano circa le 22 di venerdì quando la straniera è tornata a casa e aprendo la porta si è sentita spingere dalle spalle. Era il finalese che come già altre volte s’era appostato sul pianerottolo per sorprenderla. L’ha spinta dentro e poi gettata a terra. È iniziato un incubo di pochi ma interminabili minuti. «Mi ha picchiato e cercato di spogliare - ha denunciato lei ai carabinieri - ho cercato di fuggire ma mi braccava come una furia per la casa. Sono riuscita ad arrivare alla finestra e urlare “aiuto aiuto” ma lui mi ha subito chiuso in bagno e pestata. Mi ha ferito al volto con un pugno e ad un braccio piegandomelo. Ha disfatto il letto per portarmici sopra ma a quel punto si è inciampato nel cavo della televisione e così sono riuscita a fuggire verso la porta e poi giù per le scale (abita al primo piano, ndr) e quindi in strada. Una volta all’esterno ho fermato la prima auto che passava, un’Alfa 147 grigia guidata da una giovane donna, e ci sono salita sopra chiedendo aiuto e urlando di terrore. Ero scalza, semi svestita e sotto choc. Pochi secondi ed è arrivato anche lui come una furia. Ha iniziato a colpire l’auto urlando che scendessi. Per fortuna siamo riusciti a ripartire e fuggire verso la stazione dei carabinieri cui nel frattempo abbiamo dato l’allarme. Un incubo. Indescrivibile». Una volta raggiunta dai militari la donna era sotto choc ma ha raccontato la drammatica sequenza e spiegato chi era l’aggressore in modo preciso. «So chi è perchè da due anni mi tormenta ma non abbiamo mai avuto un rapporto perché l’ho sempre respinto» ha detto lei. È così partita la caccia dei militari della Compagnia di Cairo che poco dopo hanno individuato e fermato Giampiero Gaggero. L’uomo è stato così arrestato per tentata violenza sessuale, violazione di domicilio, sequestro di persona, lesioni e violenza privata. Ha nominato un avvocato difensore di Finale, Luca Battaglieri, che domattina lo assisterà nell’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Barbara Romano. Il pm Alberto Landolfi che coordina l’inchiesta ha già chiesto la custodia cautelare in carcere. «É un uomo che proviene da un periodo difficile, tormentato - dice il suo difensore - personalmente ho curato la separazione della moglie e so che hanno sofferto entrambi. Di lui sapevo che aveva intenzione di mettersi con una donna della Valbormida ma particolari più precisi non ne conoscevo». Ad appesantire il quadro accusatorio c’è il fatto che la vittima ha denunciato ai carabinieri di aver già segnalato il problema di un appostamento dell’uomo nei giorni scorsi. Sabato scorso aveva infatti chiamato il 112 perché l’uomo non voleva andarsene da sotto casa. E poi ci sono alcuni inquietanti precedenti specifici dell’uomo sintomatici di un’aggressività particolare verso le donne. «Ci conoscevamo da due anni - ha concluso la romena - ma non abbiamo mai avuto un rapporto. Lui avrebbe voluto e mi ha inseguito al punto da costringermi persino a cambiare casa, da Millesimo a Cengio. Non ne potevo più, è stato un lungo incubo». Oltre ad incontri e appostamenti ha raccontato di minacce e di una folle gelosia. «Diverse volte mi ha minacciato di morte se mi avesse visto con qualcun altro» ha aggiunto. Tutti particolari che oggi, alla luce degli ultimi fatti, impongono doverose considerazioni sul fatto che quest’uomo separato, senza lavoro, in precario equilibrio (era stato seguito da personale specializzato dopo la separazione), persino con precedenti, fosse comunque libero di molestare una donna per mesi senza che nessuno intervenisse.

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Archiviato domenica, 13 luglio 2008 in: news, cronaca, violenze